Nel 1604, uomini di diversa estrazione sociale, o come dicono gli antichi documenti "nobili e ignobili", fondarono la Confraternita di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco. Nacque così un'Opera Pia dedicata alla cura spirituale delle anime in pena, nella convinzione che il dialogo tra i vivi e i morti possa alleviare la sofferenza di entrambi.
Nel Seicento, pregare per le anime dei defunti in attesa di salvezza era una delle principali pratiche religiose della nuova Chiesa controriformata: le preghiere in loro suffragio le aiutavano a liberarsi dalle fiamme del Purgatorio e ad ascendere al Paradiso, tanto che, nei momenti di maggior fervore devozionale, qui si arrivava a celebrare fino a 60 messe al giorno!
Da questa visione prende forma la singolare Chiesa delle Anime del Purgatorio, detta anche "ad arco", in memoria di una struttura medievale poi scomparsa, progettata su due livelli dagli architetti Giovan Cola di Franco e Giovan Giacomo di Conforto e consacrata nel 1638.
L'originale articolazione di due spazi sovrapposti, la Chiesa superiore specchio della vita terrena e quella inferiore dove si materializza l'immagine del Purgatorio, dava forma a un'affascinante idea: quella di raccontare il 'viaggio' dell'anima umana e del suo passaggio dalla vita terrena a quella ultraterrena.
Ogni dettaglio di questo luogo, dalla facciata ai dipinti, dalle sculture agli arredi liturgici, racconta infatti proprio il tema del trapasso, richiama il Purgatorio, ricorda a tutti che l'esistenza terrena è solo un passaggio.
La visita al Complesso monumentale, con il Museo dell'Opera e il celebre Ipogeo, custode del suggestivo culto delle "anime pezzentelle", permette quindi di comprendere quel legame profondo tra vivi e morti che caratterizza da sempre la cultura partenopea e che oggi è fonte di ispirazione anche per gli artisti contemporanei, provenienti da tutte le parti del mondo, le cui opere sono ospitate nella chiesa superiore e inferiore.